Satelliti per l'agricoltura e per la tutela dell'ambiente e del territorio

Il primo laboratorio di analisi satellitare del FVG si identifica come il soggetto per avviare studi e procedure a supporto di quanto riportato nell’articolo che segue.

(testo tratto da CNN International - EcoSolutions: http://edition.cnn.com/2011/11/17/tech/eco-organic-food-satellite/index.html )

 

Cibo dallo spazio: i satelliti mostrano gli sforzi futuri verso la salvaguardia dell’ambiente

Non sarà un progresso futuristico quanto una serra su Marte, ma i contadini sulla terraferma stanno iniziando ad usare tecnologie spaziali per certificare l’agricoltura biologica.

La Ecocert, una delle principali agenzie a livello europeo per quanto riguarda la certificazione del biologico, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con un progetto durato un anno è riuscita a dimostrare che alcune coltivazioni erano prive di fertilizzanti grazie all’uso del satellite.

Invece delle normali foto aeree, sono state acquisite immagini termiche e all’infrarosso, insieme ad altri tipi di dati: dallo studio di queste informazioni si è ottenuta una “firma spettrale “ delle colture e del suolo. Su questa base la Ecocert afferma di essere in grado di determinare se una pianta appartenga ad una coltura biologica o meno.

La sperimentazione è risultata un successo nell’80% dei casi, afferma il Dott. Pierre Ott di Ecocert, e se confrontata con il normale protocollo di campionamento sul campo, si dimostra molto più efficace in termini di tempo.

Mentre la tecnologia per la certificazione del biologico necessita di ulteriori miglioramenti – la Ecocert ha testato il metodo soltanto su frumento e granturco coltivati in ampi appezzamenti – i satelliti stanno già esplorando ampie fasce di terreno arabile.

Dai vigneti californiani ai campi di riso cinesi, fino alle piantagioni di caffè colombiane ed alle distese coltivate kenyote, le immagini satellitari vengono utilizzate per monitorare le superfici coltivate e l’utilizzo dell’acqua, e per promuovere la protezione ambientale.

“I satelliti sono diventati di uso comune in agricoltura” afferma Geoff Wade, direttore del settore risorse naturali di ESRI.

Nata per calcolare l’ammontare dei sussidi da attribuire agli agricoltori nell’Unione Europea, questa tecnologia si è evoluta rapidamente.

“I livelli attuali sono talmente buoni”, dice Wade “che negli ultimi anni le immagini con una risoluzione di 15 cm sono all’ordine del giorno. Le persone possono effettivamente utilizzare le immagini satellitari per una corretta fertilizzazione, e per il monitoraggio e la gestione dello stress idrico”.

Con un progetto in corso d’opera realizzato da eLeaf e finanziato dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, gli agricoltori in Etiopia, Sudan e Kenya ricevono un SMS al nel momento in cui si rivela necessario irrigare o fertilizzare le colture.

Un altro progetto, orientato alla promozione della tutela ambientale in Sudafrica, prevedeva la misurazione comparata del consumo di acqua da parte della vegetazione naturale e da parte di specie invasive e agricoltura finalizzata all’alimentazione.

Se da un lato il costo dei satelliti e dell’information technology è molto alto, il costo effettivo dell’informazione per gli utenti finali non lo è affatto. “A seconda della risoluzione delle immagini, il costo può variare da pochi centesimi a pochi euro per ettaro”.

In ogni caso, ci sono ancora dei passi da compiere prima che i satelliti possano sostituirsi agli agricoltori nella gestione delle colture, delle riserve di acqua e prima che possano essere sufficienti a determinare in assoluto la differenza fra colture biologiche e non. Gli ostacoli principali da superare per ottenere dati migliori e più economici sono il miglioramento della risoluzione delle immagini in modo da analizzare un maggior numero di piante in spazi più ristretti, e la diminuzione del tempo di rivisitazione dei satelliti. “Lo stato attuale è comunque di livello molto alto “, continua Wade. “Per monitorare le colture ogni settimana ed eseguire il lavoro che al momento un satellite è in grado di fare servirebbe un gran numero di persone”.

Secondo Sheridan, il principale compito che i satelliti e l’informazione geografica assumeranno nel prossimo futuro è fornire dati sulla conservazione e la gestione delle risorse idriche. “Nel giro di pochi anni ci saranno 9 miliardi di persone su questo pianeta, ed almeno la metà di esse si troverà a vivere in aree svantaggiate dal punto di vista della risorsa idrica. Ora possiamo chiedere ai governi se la situazione è sotto controllo o se c’è spazio per dei miglioramenti per quanto riguarda la gestione dell’acqua, e di questi strumenti ci sarà grande richiesta”.